Respinto il ricorso del comitato promotore: la decisione del Governo è legittima. Ecco cosa cambia e perché la riforma Nordio arriverà alle urne senza rinvii.
La strada verso il Referendum Costituzionale sulla Giustizia è ora sgombra da ostacoli legali. Con una sentenza arrivata nel tardo pomeriggio di ieri, 28 gennaio 2026, il TAR del Lazio ha respinto il ricorso presentato da alcuni comitati promotori e dalle opposizioni, confermando di fatto la data scelta dal Consiglio dei Ministri: si andrà alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026.
La sentenza del TAR: perché il ricorso è stato bocciato
Il ricorso amministrativo puntava a contestare la delibera del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio scorso, sostenendo che la data fissata fosse troppo ravvicinata rispetto all’indizione, comprimendo i tempi per una corretta campagna referendaria e violando le prerogative dei comitati del “No”.
I giudici della seconda sezione bis del Tribunale Amministrativo hanno però giudicato le motivazioni “infondate”. Secondo il dispositivo della sentenza, la scelta del Governo rientra pienamente nelle finestre temporali previste dalla legge (la cosiddetta “legge 352/1970”) e rispetta l’articolo 138 della Costituzione. Il TAR ha sottolineato che la procedura è finalizzata a permettere ai cittadini di esprimersi su una legge costituzionale già approvata dal Parlamento, e che i tempi tecnici concessi sono sufficienti per l’informazione dell’elettorato.
Cosa si vota: la separazione delle carriere
Con la conferma della data, l’attenzione si sposta ora interamente sul quesito. Gli italiani saranno chiamati a decidere se confermare o meno la riforma costituzionale voluta dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio e dal Governo Meloni.
Il testo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso ottobre, prevede modifiche storiche all’assetto della magistratura:
- Separazione delle carriere: Giudici e Pubblici Ministeri seguiranno percorsi concorsuali e professionali distinti, senza possibilità di passaggio di funzione.
- Doppio CSM: Istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici giudicanti e uno per i requirenti (PM).
- Alta Corte Disciplinare: Creazione di un nuovo organo giurisdizionale per giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, sottraendo questa funzione al CSM “politico”.
Trattandosi di un referendum confermativo costituzionale, non è previsto il quorum: vincerà il Sì o il No indipendentemente dal numero di votanti.
Lo scenario politico: Meloni incassa il punto
La decisione del TAR rappresenta una vittoria tattica per Giorgia Meloni. La Premier, che aveva anticipato la data già nella conferenza stampa di inizio anno, voleva evitare che il voto slittasse troppo in avanti, rischiando di sovrapporsi alla sessione estiva o di perdere la spinta propulsiva dell’azione di governo.
Le opposizioni, che avevano sperato in un rinvio tecnico per organizzare meglio il fronte del “No”, dovranno ora accelerare. I sondaggi attuali (fonte YouTrend/SkyTG24) mostrano un elettorato diviso ma tendenzialmente favorevole alla riforma (con il Sì stimato attorno al 56% a novembre 2025), sebbene la quota di indecisi rimanga alta.
Prossimi passi per gli elettori
La macchina elettorale è già in moto. Oltre al referendum nazionale, nelle stesse date (22-23 marzo) si terranno anche le elezioni suppletive per la Camera dei Deputati in alcuni collegi uninominali del Veneto. Per gli italiani all’estero, le procedure di voto per corrispondenza inizieranno a breve, con i plichi in partenza entro inizio marzo.
La campagna elettorale entra ora nel vivo: mancano meno di due mesi a un appuntamento che potrebbe ridisegnare per sempre l’equilibrio tra politica e magistratura in Italia.
