Dazi USA-UE: cosa cambia per l’Italia? I settori più colpiti tra food, farmaci e tessile

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L’accordo sui dazi tra Stati Uniti e Unione Europea apre scenari critici per il Made in Italy. Dai prodotti alimentari al tessile, passando per farmaci ed energia, ecco cosa succede ora.

L’accordo commerciale annunciato tra Donald Trump e Ursula von der Leyen il 27 luglio 2025 segna una svolta nei rapporti transatlantici. Ma se da un lato rappresenta una tregua apparente nella guerra dei dazi, dall’altro lascia irrisolti diversi nodi cruciali — soprattutto per l’economia italiana. In particolare, le imprese temono l’introduzione (o il mantenimento) di dazi fino al 15% su settori chiave, tra cui agroalimentare, moda, farmaceutica e componentistica.

I settori italiani a rischio dopo l’accordo USA-UE

Uno dei comparti più esposti è quello del tessile-abbigliamento, che potrebbe subire un aggravio tariffario fino al +15% rispetto ai dazi attuali, già variabili dal 4% al 26%. L’incertezza normativa sta frenando le strategie di esportazione e le aziende chiedono chiarezza immediata sulle nuove soglie doganali.

Il comparto food, pilastro del Made in Italy, è sotto osservazione. In particolare, il settore vinicolo — già messo a dura prova da normative complesse e mercati fluttuanti — rischia di pagare il prezzo più alto. Nonostante le rassicurazioni, le tariffe su vino, aceti e prodotti DOP/IGP non sono ancora del tutto chiare. Secondo Confindustria, il danno potenziale per l’export agroalimentare italiano potrebbe superare i 4 miliardi di euro.

L’industria farmaceutica teme dazi anche sui medicinali e vaccini. L’Italia ha esportato nel 2024 beni sanitari per 10 miliardi verso gli USA, ma non è ancora definito se il dazio del 15% sarà applicato anche qui. Bruxelles parla di un tetto massimo, ma la decisione finale spetta alla Casa Bianca.

Nel settore della meccanica industriale, c’è confusione totale. I produttori di macchine utensili (Ucimu) chiedono esenzioni, dato che la domanda americana è molto alta. I semiconduttori dovrebbero restare esclusi dai nuovi dazi, anche se Trump ha già minacciato tariffe progressive in caso di surplus europeo.

Il capitolo energia è uno dei più delicati. L’accordo prevede acquisti di energia USA per 750 miliardi in tre anni: una cifra enorme, che potrebbe limitare l’approvvigionamento da altri partner internazionali come Qatar e Russia. Gli USA sono già il primo fornitore europeo di GNL, con oltre il 50% del mercato.

Per approfondire il ruolo energetico degli USA in Europa leggi: Rapporto Eurostat sull’import energetico 2024

Dazi, cosa può fare l’Italia?

Il governo italiano ha promesso interventi mirati per i settori più penalizzati. Giorgia Meloni ha dichiarato che, in caso di impatti negativi, sono pronte misure di sostegno attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Le principali associazioni di categoria — da Confindustria a Unionfood — chiedono un tavolo tecnico con Bruxelles per chiarire ogni dettaglio dell’accordo.

L’intesa USA-UE è ancora in una fase iniziale, e molte decisioni tecniche devono essere definite. Intanto, le imprese italiane devono prepararsi a scenari complessi, dove pianificazione e diversificazione dei mercati diventano strategie fondamentali.


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