Davos 2026: caos al gala di blackrock. Se lo “Sceriffo” Lutnick spacca l’élite globale
Dimenticate la solita liturgia ovattata del World Economic Forum. Quest’anno, a Davos 2026, il copione della diplomazia è andato in fiamme durante una delle cene più esclusive del forum, trasformando un evento di networking in un inedito ring politico.
Al centro del terremoto c’è Howard Lutnick, Segretario al Commercio USA e architetto della nuova linea muscolare americana, che è riuscito nell’impresa di far fischiare l’élite globale riunita a tavola da Larry Fink, numero uno di BlackRock.
La scintilla che ha fatto esplodere la sala è stata un intervento di Lutnick giudicato oltremodo provocatorio. Con un approccio di rottura totale, il Segretario ha dipinto un’Europa in affanno su energia e competitività, contrapponendola a un’America rinvigorita e “motore del mondo”. Ma è stata la sua definizione del nuovo assetto globale a gelare il sangue dei presenti: “Capitalism has a new sheriff in town”.
Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti non cercano più la mediazione, ma la dominanza. Una dichiarazione di guerra commerciale che ha trasformato la cena del WEF in una platea di scherni, fischi e abbandoni plateali.
Lo strappo di Christine Lagarde
Il gesto simbolo della serata è stata l’uscita anticipata di Christine Lagarde. La presidente della BCE ha lasciato la sala prima della fine, un segnale diplomatico pesantissimo che descrive meglio di mille comunicati lo stato delle relazioni transatlantiche. Quando i banchieri centrali smettono di ascoltare e si alzano da tavola, significa che il dialogo istituzionale ha toccato il punto di non ritorno.
Geopolitica e Tariffe: il fronte della Groenlandia
La contestazione di Davos non nasce nel vuoto. Le tensioni USA-Europa sono ai massimi storici, alimentate da nuove tariffe doganali e da dossier geopolitici che sanno di pressione coloniale, come il ritorno del dossier Groenlandia nelle mire strategiche di Washington.
Bruxelles osserva con crescente inquietudine un’America che usa il commercio internazionale come un’arma di pressione politica, trattando gli alleati storici come competitor da rimettere in riga. In questo scenario, l’incidente alla cena di Fink non è un semplice “momento teso”, ma la crepa definitiva in una bolla che per decenni ha finto che gli interessi dei potenti fossero sempre convergenti.
La fine di un’era?
Se Davos 2026 cercava un’immagine per descrivere il disordine mondiale, l’ha trovata tra i tavoli di un gala deragliato. L’élite globale che contesta se stessa in diretta segnala la fine del globalismo armonioso. Il capitalismo globale ha davvero un nuovo sceriffo, ma a giudicare dai fischi di martedì notte, la “città” non sembra affatto intenzionata a dargli il benvenuto.
